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Per spedire non serve una laurea. Ecco come la penso

Per spedire non serve la laurea

In Italia lo sappiamo, a volte ci si nutre di luoghi comuni, si ragiona per stereotipi e ci si fida del “sentito dire”.

E naturalmente questo accade spesso anche nell’ambito dei trasporti.
In anni di attività commerciale sul campo e di incontri quotidiani con imprenditori di svariati settori, mi sono spesso sentito dire questa cosa :

“Senti, per spedire mica serve la laurea, alla fine ci sono i vettori X ed Y ed i servizi che offrono sono Q e Z”
E anche se si tratta di un’affermazione semplicistica, contiene però al suo interno una parte di verità che vorrei analizzare insieme te.

Se per “spedire” intendiamo il processo che parte dall’imballaggio della merce, passando per la predisposizione di etichette, documenti di viaggio e lettere di vettura, fino ad arrivare all’affidamento al corriere che si occuperà del trasporto, è certamente un’operazione alla portata di tutti.
Un’operazione che con un po’ di pratica è in grado di imparare chiunque (a dire il vero anche una scimmia).

Se invece quando parliamo di “spedire” ci riferiamo alla gestione dei trasporti di un’azienda, al controllo e alla pianificazione dei flussi di merce in entrata ed in uscita, allora entriamo in un mondo completamente diverso.
Un mondo in cui un po’ di pratica non basta più ma serve la competenza.

Come prima cosa dobbiamo delimitare il campo dei nostri ragionamenti in maniera tale che sia estremamente chiaro ciò di cui stiamo parlando.

Ti faccio un esempio!
Io sono un privato, abito a Milano e, in vista delle festività natalizie, nel mese di novembre (quindi con larghissimo anticipo) devo spedire ai miei nonni che vivono a Roma un cartone contenente il tipico panettone milanese.
Bene.
Quello che per me conta è che i miei nonni ricevano quel panettone integro e l’abbiano sul tavolo al massimo per il 24 dicembre.
Oltre a questa no ho altre particolari esigenze.
Al massimo, potrei richiedere una consegna con preavviso telefonico o eventualmente una consegna al piano per evitare al mio nonnetto di scendere le scale ma, tendenzialmente, nulla di più.
Ed anche se ho scelto per questa spedizione un corriere meno veloce di altri, un corriere fuori target (abituato per esempio a spedire bancali e non strenne natalizie), oppure ho pagato un prezzo molto più alto rispetto a quelli medi di mercato, alla fine della fiera per quello che mi riguarda non sarebbe la fine del mondo.
Si, potrò aver fatto una scelta non ottimale scegliendo un corriere più lento di altri (ma ho spedito con grandissimo anticipo quindi non mi interessa), potrò aver sprecato 10 o 20€ (per il regalo dei nonni alla fine non è una tragedia), ma alla fine, sono ugualmente soddisfatto perchè quello che a me importava era che per le feste di Natale il panettone fosse stato in tavola.
Bene.

Questo esempio delimita l’area dentro la quale, i ragionamenti che andremo a fare tra poco, non hanno un gran senso.
E’ quella che potremmo chiamare l’area dell’approssimazione ammissibile, in cui la sporadicità dell’evento rende la sua scarsa ottimizzazione in termini di prezzo e/o servizio trascurabile.

Per essere sicuro che hai compreso questo concetto ti pongo la questione in un’altra maniera:
se due volte l’anno faccio la pizza in casa sbagliando i tempi di lievitazione, comprando una farina non adatta, non rispettando alla lettera i tempi di cottura, probabilmente, il risultato finale sarà una pizza di bassa qualità che farò fatica a digerire.
Ma oltre a questo nulla di più.
Certo è che, se io volessi invece aprire una pizzeria, quegli stessi errori commessi in casa sarebbero gravissimi e comprometterebbero la riuscita della mia attività.
Claro???
Bien.

Quindi appena usciamo dall’ambito del privato che una volta ogni tanto spedisce un pacco, entriamo in un territorio diverso e molto scivoloso nel quale, non solo è difficile muoversi, ma diventa problematico anche stare in piedi.
Un po’ di pratica sul campo non basta più.

 

E adesso provo a spiegarti i 3 motivi di fondo:

  • Il primo è che, chi spedisce periodicamente, salvo rari casi, lo fa per business, di qualsiasi natura o grandezza esso sia.
Questo significa che, più o meno significativamente, i trasporti ed i relativi costi, peseranno sul bilancio dell’azienda e la loro efficienza inciderà sul livello del servizio complessivamente fornito al cliente finale.
Inutile dire che molto spesso, all’interno delle aziende, questo aspetto non viene tenuto nella dovuta considerazione.
Spesso, infatti, chi opera nel mondo dei trasporti, entra in contatto con imprenditori che, pur in buona fede e con mille buone ragioni, ragionano come se dovessero spedire il panettone a Natale ai parenti che vivono fuori città.
E’ un po’ brutta da dire ma soprattutto tra le piccole e le micro imprese, questo è quello che succede frequentemente.
La mobilità delle proprie merci è sempre stata percepita come una necessità secondaria, una voce di costo da comprimere il più possibile come se fosse del tutto ininfluente.
E questa storica sottovalutazione del ruolo dei trasporti, porta diverse piccole aziende ad offrire per anni ai propri clienti un servizio al di sotto delle loro aspettative, a sostenere livelli di spesa sproporzionati (a volte davvero altissimi) rispetto alla qualità del servizio che realmente ricevono o alla mole di traffico che generano e, in alcuni casi, a perdere importanti opportunità di business.
Tutto questo peraltro, accade spesso in maniera del tutto inconsapevole, senza che ci si renda veramente conto di come stanno le cose.
Altre volte, si ha coscienza che qualcosa non funziona al meglio ma ci si rifugia nella convinzione che non si possa fare diversamente.
In questo modo, purtroppo, l’inefficienza si consolida nel tempo, diventa consuetudine e porta alla convinzione che le cose debbano andare in quella determinata direzione solo perché ci sono sempre andate.

Sprecare soldi nei trasporti

Troppe aziende lavorano con listini sbilanciati e strutturati per essere specchietti per le allodole (nei prossimi articoli ti spiegherò perché), buttando, fattura dopo fattura, letteralmente soldi nel cestino della spazzatura.

Il fatto è che, anche se non stiamo certamente parlando di astrofisica ne di scomporre l’atomo, il settore delle spedizioni e dei trasporti è stato, a torto, sempre concepito come un settore non strategico e a bassa specializzazione.
Il risultato è che la sua conoscenza media da parte delle aziende non va normalmente oltre la capacità di leggere la facciata di un listino.
Oggi a dire il vero il livello di disinteresse sta progressivamente calando anche a causa della crisi che costringe gli imprenditori a passare sotto la lente di ingrandimento tutte le voci di costo aziendale.
Tuttavia, anche in questo scenario, si stenta a capire l’importanza strategica della mobilità delle proprie merci (chi lo ha capito ha oggi molte più frecce al proprio arco) e ci si limita, di solito, a riprendere in mano i listini in vigore chiedendo ai fornitori uno sconto generalizzato sotto la minaccia di passare alla concorrenza.
Se solo si provassero a considerare i trasporti e le spedizioni aziendali non soltanto come costi ma anche come strumenti per migliorare il valore del servizio o prodotto offerto, si scoprirebbe un mondo sconosciuto.
Un mondo solo parzialmente abitato da tariffe, sconti, documenti di trasporto ed offerte al ribasso dei corrieri.
Ma un nuovo spazio che, nel terzo millennio, nell’era di internet e dei social network, ha molto più a che fare con la proiezione esterna dell’immagine della propria azienda, con la differenziazione rispetto alla concorrenza, con l’utilizzo di una nuova leva per far crescere il proprio business.

 

  • Il secondo motivo per cui dal punto di vista di una piccola azienda il terreno dei trasporti è molto scivoloso, è  il fatto che, senza ragionare di massimi sistemi, bisogna però considerare che è cambiata e sta cambiando la geografia economica e commerciale del pianeta.
Le merci si muovono oggi in direzioni e con modalità differenti da quanto avvenisse solo cinque o sei anni fa.
Ed è assai difficile prevedere lo scenario sul quale ci troveremo ad operare tra 5 anni.
Localmente, se proprio vogliamo guardare soltanto al nostro orticello, l’abbattimento delle frontiere europee ha radicalmente ridefinito i confini di quello che era il “mercato domestico” (il mercato nazionale) variando, di conseguenza, in maniera sostanziale, lo scenario complessivo delle spedizioni e dei trasporti.
Ora, immaginare di muoversi in questo nuovo habitat con le già risicatissime e precarie conoscenze del passato è, a livello imprenditoriale, una scelta rischiosissima che ti porta dritto contro un muro.
Pensare di poter continuare a gestire i trasporti partendo dai listini dei fornitori, senza una visione d’insieme approfondita, è oggi una scelta folle che il mercato non perdonerà più.
Dobbiamo sforzarci di capire che spedire è un’azione, mentre gestire i propri trasporti è una strategia.

Nuovo approccio ai trasporti

 

  • Il terzo motivo è che, occorre riconoscere che la materia dei trasporti è materia vasta ed in evoluzione, con aspetti mutevoli che la riguardano sia direttamente che di rimando.
C’è un bagaglio di aspetti tecnici che, se anche non attengono alla scissione dell’atomo, sono comunque specifici e non gestibili da chiunque.
Dietro le parole trasporti e spedizioni si nascondono modalità operative assai diverse tra loro con standard di servizio a volte inaccostabili se non quasi contrapposti (esempio: trasporto su container via mare con resa 40-50 giorni / busta urgente con consegna in 24h).
Corrieri espressi, corrieri tradizionali, concaricatori, broker, autotrasportatori, spedizionieri, sono facce diverse di una stessa medaglia ma sono appunto facce diverse, con caratteristiche e peculiarità proprie.
Da questo discendono differenti servizi, differenti logiche di pricing, differenti target di clientela, differente capillarità territoriale e innumerevoli altri aspetti distintivi.
Pensare di muoversi in questo ambito con la convinzione di “sapere come funziona” significa, nella migliore delle ipotesi, buttare soldi dalla finestra e scontentare i propri clienti, nella peggiore, perdere opportunità di business e correre il rischio di ritrovarsi tra qualche tempo fuori mercato.

 

Per tutti i motivi che brevemente ti ho qui esposto, ritieni che possa essere ancora percorribile, nel terzo millennio, la strada “dell’autogestione” dei propri trasporti aziendali???

Se la tua risposta è NO, allora il mio consiglio è: SBRIGATI!

In questa terra di nessuno, se saprai guardare avanti prima degli altri, avrai un grande vantaggio competitivo.

Se non vuoi restare al palo ad attendere ma vuoi portare i trasporti della tua azienda ad un livello di efficienza impensabile per quasi tutti i tuoi concorrenti, allora ti suggerisco di fare un salto Qui.

 

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